È di questi giorni la notizia dell’applicazione del “decalogo Monti”, cioè di quelle norme ispirate a “principi di assoluta sobrietà” che il Presidente del Consiglio ha indicato come riferimento da tenere nei comportamenti economici dei Ministeri. La nuova direttiva, inviata ai dirigenti degli uffici e dei dipartimenti di Palazzo Chigi e del ministero dell’Economia, prevede lo stop alle spese di rappresentanza e all’organizzazione di convegni. Inoltre andranno restituiti o ceduti all’amministrazione di appartenenza i regali con un valore superiore a 150 euro.
Niente spese di rappresentanza, pranzi, cene o gadget vari, poi. Unica eccezione i casi “riferibili a rapporti con Autorità estere”, ma solo con “previa espressa autorizzazione” e sempre “spese di modico valore”. Inoltre, la direttiva di Monti prevede di “evitare l’organizzazione di convegni, celebrazioni, ricorrenze e inaugurazioni, anche quando questi ultimi costituiscano tradizionali impegni della Struttura che li indice”. Questo perché “oltre al costo inerente alle spese sostenute, deve tenersi in debito conto la circostanza che la stessa organizzazione e partecipazione a tali eventi sottrae numerosi dipendenti, ad ogni livello, al quotidiano impegno lavorativo”. Se gli eventi saranno ritenuti necessari, chiarisce la direttiva, “si utilizzerà di norma la giornata del sabato”. Ma non è l’unica iniziativa del governo in materia di contenimento della spesa pubblica. L’azienda Italia, infatti, mette un tetto allo stipendio dei manager pubblici. È questo l’obiettivo del governo Monti annunciato in questi giorni. Il limite massimo è stato stabilito nello stipendio che percepisce il primo presidente della Corte di Cassazione, ovvero 304.951 euro.
Il provvedimento è stato trasmesso ai presidenti di Camera e Senato, mentre viene reso noto che le risorse risparmiate non andranno a coprire altre spese, ma verranno utilizzati per l’ammortamento dei titoli di Stato. In questo modo il trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione diventa il parametro di riferimento per i manager della Pubblica Amministrazione, mentre per i dipendenti collocati fuori ruolo o in aspettativa retribuita, presso altre pubbliche amministrazioni, la retribuzione per l’incarico non potrà superare il 25% del loro trattamento economico fondamentale. (Fonte: tuttosullavoro.libero.it – Espertilavoroecarriera.it).

























