Lavoro: contratti, ammortizzatori e licenziamenti


CONTRATTI: parte l’operazione sfoltimento, il nodo delle partite Iva sospette. Accantonata l’idea di un contratto unico, il governo è intenzionato a sfoltire la giungla di tipologie contrattuali di ingresso. Dalle 46 contate dalla Cgil l’obiettivo è arrivare a 5-6. Per i giovani sarà potenziato l’apprendistato. Per i meno giovani i sindacati puntano sul contratto di inserimento e di somministrazione. C’è poi il problema delle partite Iva a monocommittenza, lavoratori che sulla carta sono autonomi ma che nei fatti sono subordinati (l’azienda risparmia i contributi). Su quasi cinque milioni di partite Iva attive, secondo alcune stime quelle “sospette”, perchè potrebbero nascondere lavori subordinati, sono circa ottocentomila.


AMMORTIZZATORI: estesi a tutti ma di durata ridotta, applicazione rinviata al 2014. Per 18 mesi, massimo 24, resta il sistema attuale. Poi si cambia: gli ammortizzatori sociali diventeranno universali, ovvero per tutti i lavoratori indipendentemente dalla dimensione delle aziende che li occupano, e tutte le imprese, anche quelle più piccole, dovranno contribuire. Ora la cig ordinaria e straordinaria sono a carico di imprese e lavoratori, ma la cassa in deroga che copre gli occupati delle aziende piccole, è pagata dalla fiscalità in generale. Nel triennio 2009-2011 il saldo degli ammortizzatori ha chiuso con un rosso di 25,5 miliardi di euro. Potrebbe diminuire la durata della cig, in cambio di un potenziamento delle politiche attive per la successiva ricollocazione.


LICENZIAMENTI: resta l’ipotesi di allargare le maglie nel caso di motivi economici. Anche se come ultimo argomento, l’articolo 18 è sul tavolo della riforma. Tutti sono daccordo nel trovare un sistema per ridurre i tempi delle sentenze di reintegro in caso di licenziamento individuale senza giusta causa. Ora arrivano anche a 5-6 anni. Per la Cgil la “manutenzione” dovrebbe fermarsi qui. Non la pensano così Confindustria e Governo. Cisl e Uil hanno aperto all’indennità al posto del reintegro nel caso di licenziamenti individuali per motivi economici. Gli industriali vorrebbero lasciare l’articolo 18 solo per i casi di discriminazione e di nullità giù previsti. Sul tavolo anche la sospensione delle tutele per i neoassunti nei primi 3-4 anni di rapporto di lavoro.

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