I contratti di apprendistato: i vantaggi per le aziende e i lavoratori. Tale forma di contratto è assai diffusa e negli ultimi 10 anni il numero degli apprendisti è aumentato di oltre l’80%, probabilmente in ragione dei benefici che sono significativi sia per il datore di lavoro sia per il giovane avviato alla formazione. Il primo si avvantaggia di benefici contributivi e della presenza in azienda di persone efficacemente preparate per affrontare al meglio impegni e nuove sfide. I lavoratori vengono messi nella condizione di beneficiare, senza costi personali, di un percorso di apprendimento dal quale derivano competenze da spendere all’interno dell’azienda e nel mercato del lavoro in generale.
Inevitabilmente ci sono anche aspetti negativi che si riflettono sul datore, in primis l’assenza temporanea dei dipendenti coinvolti nel percorso formativo, e sull’apprendista che firma un contratto per certi versi penalizzante dal punto di vista della retribuzione e degli ammortizzatori sociali. La scelta risulta essere fondamentale, considerando che si tratta di un investimento destinato a far emergere i risultati nel lungo periodo e di un impegno protratto per mesi e mesi. La normativa prevede diverse tipologie di contratto di apprendistato all’interno delle quali sono tuttavia rintracciabili aspetti comuni, innanzitutto il limite legato all’età dell’apprendista che non può superare i 29 anni.
Il contratto controfirmato dalle parti deve inoltre riportare la qualifica finale ed il percorso formativo volto a raggiungerla, indicando anche le ore complessive previste dal piano formativo i cui passi devono essere certificati su un apposito libretto. La legge contempla, infine, la figura del tutor aziendale il quale deve aver maturato la formazione e le competenze adeguate.

























